Prisoner Of War Camps

I Campi prigionieri italiani per alleati

Secondo il resoconto della Croce Rossa, nel marzo del 1943 si contavano 59.042 prigionieri di guerra alleati, detenuti in 29 campi di prigionia in tutta Italia. Ma, a ben guardare e dagli ultimi sviluppi della storiografia, i campi erano molto di più e se ne contano una cinquantina. Come afferma Carlo Spartaco Capogreco nella sua opera I campi civili del Duce: “Alla vigilia dell'8 settembre 1943, nei campi italiani per prigionieri di guerra erano internati circa 70.000 militari alleati, distribuiti soprattutto nelle regioni più settentrionali del paese. Dagli studi disponibili e dai resoconti delle visite ai campi effettuate dalla Croce Rossa internazionale, risulta che, in linea di principio, nel trattamento dei militari nemici catturati le autorità italiane si richiamavano ai dettami della Convenzione di Ginevra. Tuttavia, tale richiamo non sempre venne rispettato nei fatti; anche perché dalla seconda metà del 1942 - l'afflusso di prigionieri superò a tal punto le previsioni numeriche della vigilia da mettere fortemente in crisi un'organizzazione già, di per sé, molto deficitaria. Particolarmente carenti (talvolta disastrose) furono le condizioni dei campi di transito situati in Libia e di quelli «di prima accoglienza» dell’Italia meridionale. Discrete erano invece le condizioni delle strutture «definitive», dislocate nell'Italia centro-settentrionale, che presentavano però notevoli differenze tra loro quanto ad alloggiamenti e condizioni di vita dei prigionieri - fra i quali, comunque, gli ufficiali ebbero sempre un trattamento privilegiato. In generale, dai rapporti redatti dai delegati della Croce Rossa, emerge una notevole differenza tra il trattamento concesso ai prigionieri britannici e francesi e quello riservato a jugoslavi e greci. Questi ultimi accolti solitamente in strutture precarie e fatiscenti, lamentarono spesso le violazioni degli articoli 36, 37, 38, 39, 40 e 41 della Convenzione di Ginevra. Anche quando si trovavano con inglesi e americani negli stessi campi, la loro condizione risultava particolarmente penosa. In generale, a parte qualche comportamento di tipo razzista nei confronti di indiani e sudafricani, l’atteggiamento degli italiani verso i prigionieri fu piuttosto corretto”.  

Di seguito l’elenco con alcune indicazioni e illustrazioni.

  

Campo per prigionieri di guerra n. 5 Forte di Gavi (Alessandria)

Il campo P.G. N. 5 di Forte di Gavi viene aperto nel giugno del 1941 e, nel marzo del 1943, viene descritto come campo per ufficiali con una capienza di 200 posti. Nel periodo preso in considerazione (marzo 1942 - marzo 1943), il campo non è però presente negli elenchi che vanno da marzo a giugno 1942 (elenchi che comprendono tutti i campi P.G. in funzione). Il campo è citato anche nell'elenco del 26 gennaio 1942. Un dato interessante: viene indicato come campo per prigionieri di guerra alleati segnalati come "turbolenti" (tali ufficiali saranno raccolti nel campo n. 5 non appena sarà approntato). Da luglio 1942 al 31 marzo del 1943, la media degli internati è di circa 200 persone. Tranne per due P.G. ex jugoslavi e 3 greci, tutti gli altri sono prigionieri di guerra inglesi e alleati (neozelandesi, sudafricani e altre nazionalità).

The Hell Camp. Il Forte di Gavi campo di prigionia nella seconda guerra mondiale

 

Campo per prigionieri di guerra n. 10 Acquapendente (Viterbo)

Secondo un documento dell'Ufficio prigionieri di guerra dello Stato Maggiore del Regio Esercito, Il campo P.G. N. 10 di Acquapendente, in provincia di Viterbo, entra in funzione nel marzo del 1943). In realtà, della progettazione di questo campo si inizia a parlare già nell'aprile del 1942, quindi un anno prima della sua entrata in funzione.

 

Campo per prigionieri di guerra n. 12 Candeli /Vincigliata (Firenze)

Il castello di Vincigliata fu requisito dal governo italiano durante la seconda guerra mondiale e adibito a campo di prigionia per militari di alto rango, assumendo il nome di “P.G. 12 Vincigliata”. Si trattava di un campo per prigionieri di guerra molto più piccolo degli altri, accoglieva, infatti, circa venticinque prigionieri alla volta.

Tra il 1941 e il 1943 il castello ospitò alcuni ufficiali britannici e del Commonwealth di alto rango, catturati nell’ambito della campagna del Nord Africa e in parte provenienti da Villa Orsini, Sulmona. Nella città abruzzese era stato istituito un grande campo di prigionia (campo P.G n. 078, località Fonte D’Amore, Sulmona) per ufficiali, sottoufficiali e truppa di diversa provenienza, che aveva una capacità complessiva di oltre 3.000 posti. Alcuni alti ufficiali britannici erano stati imprigionati presso Villa Orsini (Sulmona). All’inizio del 1942, con la riorganizzazione del sistema dei campi, un piccolo numero di alti ufficiali e sottufficiali assicurati presso Villa Orsini furono mandati più a nord, nel castello di Vincigliata.

L'8 settembre 1943, il capitano incaricato del Castello di Vincigliata annunciò ai prigionieri la firma dell’Armistizio di Cassibile. Nei giorni immediatamente successivi l’8 settembre, quasi cinquantamila prigionieri di guerra alleati che si trovavano in mano italiana “varcarono il recinto” dei campi di prigionia: senza ordini, senza indicazioni, con una scarsa o nulla conoscenza del luogo in cui si trovavano, furono aiutati da decine di migliaia di italiani che li nascosero, sfamarono e aiutarono a rimanere in vita e a non cadere nelle mani dei tedeschi.

La mattina del 10 settembre, nonostante lo Stato Maggiore inglese avesse ordinato ai suoi soldati di non fuggire dai campi, fu organizzata l’evasione dei prigionieri presenti a Vincigliata: il generale Chiappe, comandante delle truppe italiane, fece trasferire a Firenze gli 11 ufficiali e i 14 militari di grado diverso presenti in quel momento nel campo, con l’intenzione di farli salire sul primo treno diretto a Roma. Tuttavia, una volta giunti al Quartier generale italiano a Firenze, i generali furono informati del fatto che i tedeschi si stavano avvicinando alla città e che la strada per Roma era bloccata. L’unica opzione, secondo il generale Chiappe, era dirigersi in treno verso Arezzo, non ancora occupata dai tedeschi, dove sarebbero stati liberati. Ad Arezzo il gruppo di ex prigionieri fu aiutato da partigiani locali a raggiungere l’Eremo di Camaldoli, nelle foreste Casentinesi, prima tappa del loro lungo viaggio verso la libertà.

Il gruppo, poi denominato “General’s Party”, comprendeva inizialmente 11 ufficiali e 14 soldati, tutti, eccetto uno, catturati dai tedeschi in Africa del Nord e consegnati agli italiani. Questi i membri del gruppo: il tenente generale Philip Neame comandante in capo e governatore della Cirenaica; il tenente generale Richard (Dick) O’Connor; il generale di brigata J. Combe; il tenente Thomas Daniel Sixth, conte di Ranfurly, aiutante di campo del generale O’Connor (tutti arrestati dai tedeschi il 7 aprile 1941 in Libia e consegnati agli italiani); i generali di brigata D.A.Stirling, E.W.D. Vaugham e E. Joseph Todhunter; il maresciallo dell’aria Ower Tudor Boyd; il maggiore generale Gambier Parry.

 

  

  Castello di Vincigliata (Firenze) P.G. 12

 

Campo per prigionieri di guerra n. 17 Rezzanello (Piacenza)

Ufficiali sudafricani

 

Campo per prigionieri di guerra n. 19 Caserma Due Madonne Bologna

Si stabilisce che la caserma funzionale Due Madonne di Bologna sarà adibita quale sede di campo di concentramento per 1.000 ufficiali e 250 uomini di truppa prigionieri di guerra.

 

Campo per prigionieri di guerra n. 21 (Chieti)

Nel marzo del 1943 il campo viene descritto con una capacità di 1.000 posti (per gli ufficiali di grado superiore) e risulta accantonato (cioè in edifici in muratura e non in baracche o tende).Gli internati sono in grande maggioranza ufficiali inglesi. Ma non mancano alcuni P.G. delle altre nazionalità facenti parte dell'esercito alleato. Il 31 marzo 1943 ci sono 1.296 prigionieri di guerra così suddivisi:

54 ufficiali superiori inglesi

844 ufficiali inferiori inglesi

260 sottufficiali e truppa inglesi

3 ufficiali inferiori canadesi

1 ufficiale superiore neozelandese

1 ufficiale inferiore neozelandese

50 sottufficiali e truppa sudafricani (bianchi)

2 ufficiali superiori americani

59 ufficiali inferiore americani

22 sottufficiali e truppa americani

 

Veduta del campo di internamento di Chieti Scalo, cartolina d’epoca

 

Campo prigionieri di guerra n. 27 San Romano (Pisa)

Il campo P.G. N. 27 nella frazione di San Romano del comune di Montopoli in Val d'Arno, è un piccolo campo (49 posti) per ufficiali aperto nel novembre del 1941.Nel marzo del 1942 sono internati a San Romano 7 ufficiali inglesi e 57 prigionieri di guerra greci (1 ufficiale superiore, 26 ufficiali inferiori e 14 soldati di truppa). Qualche mese dopo, esattamente il primo luglio del 1942, nel campo sono presenti solo militari greci. 

Da questo momento in poi, e fino al marzo del 1943, il campo è destinato esclusivamente ai prigionieri di guerra di nazionalità greca. Tuttavia, nello specchio del 31 gennaio del 1943 alcuni prigionieri greci non sono più considerati militari, ma internati civili. Questa 'trasformazione' (da prigionieri di guerra a internato civile), non riguarda però tutti i 47 greci presenti in quel momento nel campo di San Romano, bensi solo 12 di essi.

 

Campo prigionieri di guerra n. 29 Veano (Piacenza)

Secondo alcune informazioni reperite sul web il campo P.G. N. 29 si trova presso la villa Albertoni di Veano, frazione del comune di Vigolzone in provincia di Piacenza. Risulta in funzione dal maggio del 1941 ed ha una capacità di 200 posti per ufficiali prigionieri di guerra. In realtà, negli elenchi con il numero di prigionieri di guerra che lo Stato Maggiore del Regio Esercito dirama ogni quindici giorni, il campo N. 29 non compare nei mesi di marzo e aprile del 1942. Resta quindi ancora da verificare se l'indicazione della data di apertura sia un errore dei documenti oppure no.

In ogni caso, il primo maggio del 1942 a Veano ci sono 75 prigionieri di guerra di cui, 70 inglesi, 2 australiani, e sudafricani e uno di altra nazionalità (neozelandese o canadese o altri britannici). Il mese successivo, gli internati sono raddoppiati (156), fino ad arrivare al numero di 271 il 28 febbraio del 1943. Quel giorno al campo P.G. di Veano ci sono 3 generali, 192 ufficiali superiori, 6 ufficiali inferiori e 59 tra sottufficiali e truppa, di tutti di nazionalità inglese. Oltre a 3 australiani, 2 canadesi, 3 neozelandesi, 2 sudafricani bianchi e uno di nazionalità non specificata.

 

 Il campo di concentramento n. 29 di Veano

 

Campo per prigionieri di guerra n. 35 Padula

Sottoposto alla sorveglianza della Difesa Territoriale di Napoli, il campo P.G. N. 35 di Padula entra in funzione nel maggio del 1942 per prigionieri di guerra di grado superiore dell'esercito inglese ed alleato. Ha una capacità di 490 posti (per i soli ufficiali di grado superiore. Il primo dato che abbiamo a disposizione sul numero, grado e nazionalità dei prigionieri risale all'aprile del 1942. A quella data nel campo ci sono 468 prigionieri, così suddividi: 315 inglesi (di cui 253 ufficiali), 5 australiani (di cui 4 ufficiali), 36 indiani (di cui 33 ufficiali), sudafricani (di cui 61 ufficiali), 40 di altre nazionalità (neozelandesi, canadesi, altri britannici, ecc., di cui 33 ufficiali)

Alla fine dello stesso mese, cioè nell'aprile del 1942, lo Stato maggiore del Regio Esercito decide di raggruppare nei campi gli ufficiali appartenenti alla stessa nazionalità. A Padula sono destinati - almeno in parte - i P.G. inglesi (gli altri campi per inglesi sono il numero 41 di Montalbo e il numero 29 di Veano. Così, il 31 marzo del 1943 (l'ultimo dato disponibile della nostra ricerca), i prigionieri di guerra di Padula sono 610, così suddivisi: 580 inglesi (di cui 2 generali), 5 canadesi, 11 neozelandesi, 10 sudafricani bianchi, 2 sudafricani di colore, 1 indiano, e 1 di altra nazionalità non specificata. Di questi prigionieri, circa 150 sono militari semplici con il compito di attendenti per i loro superiori.

 

Campo prigionieri di guerra n. 38 Poppi (Arezzo)

Un documento del 28 aprile 1942, sembra destinare il campo di Poppi in particolare agli ufficiali di nazionalità neozelandese. Viene quindi disposto il trasferimento a Poppi di 12 ufficiali neozelandesi provenienti dai campi di Sulmona, Montalbo e Torre Tresca. Contemporaneamente, due ufficiali inglesi presenti a Poppi vengono inviati al campo N. 35 di Padula, destinato prevalentemente a prigionieri di guerra inglesi.

Il 31 marzo del 1943, vi sono internati 114 prigionieri di guerra, così suddivisi: 82 ufficiali superiori inglesi, 2 soldati canadesi, 2 sottufficiali australiani, un ufficiale e un sottufficiale canadesi, 7 sottufficiali neozelandesi, 2 ufficiali e 15 sottufficiali sudafricani bianchi, un ufficiale indiano e 2 americani. Tuttavia, ulteriori cambiamenti avvengono nei mesi successivi riguardo la provenienza nazionale dei prigionieri di guerra del campo N. 38. Alla fine di novembre si registra un dimezzamento nelle presenze, dovuto principalmente alla partenza degli ufficiali neozelandesi, successivamente rimpiazzati da prigionieri di nazionalità sudafricana e inglese.

A Poppi viene internato per un certo periodo anche un giornalista americano catturato dagli italiani durante le operazioni militari in Africa Settentrionale. Il suo nome è Denny Harold e - dopo un periodo trascorso a Poppi - su disposizione del Ministero degli Esteri viene trasferito a Perugia, presso l'Albergo Brufani.

Nel settembre 1943, nel campo di concentramento di Poppi sono presenti anche dei militari greci, considerati internati civili di guerra.